La giacca nera, un evergreen di lusso senza tempo.

AnniePbLogEvidenza

Chi non ne ha almeno una nell’armadio?
 
La giacca nera è un capo di riferimento per l’universo femminile che resiste nel tempo e va oltre le mode: è diventata uno dei cosiddetti passe-partout dell’abbigliamento che attraversa le generazioni, dalla mamma alla figlia, dalla nonna alla nipote, come se il gusto e i modi di vestire non cambiassero mai.
 
Un capo indossato dalle star e allo stesso tempo amato da tutte le donne per la sua estrema versatilità che gli ha permesso di trasformarsi in un vero evergreen di lusso.
 
Una giacca nera è sempre la soluzione azzeccata per qualsiasi occasione, completa il look in maniera sofisticata e ti rende perfetta e sicura di te in ogni circostanza.
 
La giacca nera
 
The black jacket, a timeless luxury evergreen.
 
Who does not have at least one in the wardrobe?
 
The black jacket is the leader of women’s fashion universe that resists over time and goes beyond fashion: it has become one of the so-called clothing passe-partout capable of crossing generations, from mother to daughter, from grandma to granddaughter, as if the taste and the ways of dressing aren’t meant to undergo any change.
 
A garment worn by the stars and at the same time loved by all women for its extreme versatility that has allowed it to become a true luxury evergreen.
 
The black jacket is always the right solution for any occasion, completes the look in a sophisticated way and makes you perfect and safe in all circumstances.

Il cappotto doppiopetto: icona di eleganza e stile.

Doppiopetto

Il cappotto doppiopetto, chiamato anche caban o pea coat, è un esempio di come ancora una volta le donne abbiano preso in prestito un capo d’abbigliamento prettamente maschile per soddisfare le proprie fantasie di stile.

Come la maggior parte dei cappotti ha origini militari: indossato da marinai e ufficiali ha conosciuto un’infinità di mari e col tempo si è lentamente trasformato in un capo d’abbigliamento più formale che completa il look con raffinatezza ed eleganza.

Entra a far parte del vestiario femminile sono negli anni ’60 suscitando non poco scalpore: è il rivoluzionario Yves Saint Laurent il primo a proporlo per la donna, con le stesse forme e le stesse proporzioni della versione maschile.

Da quel momento è entrato di prepotenza in passerella, presentato in una moltitudine di versioni diverse tra loro per colori, forme, bottoni e dettagli.

Ogni designer ha scoperto e interpretato a modo proprio il cappotto doppiopetto, inserendolo a tutti gli effetti nella cultura e nell’abbigliamento: elegante, versatile e androgino, il caban è diventato immediatamente ispirazione per mille usi e variazioni, come succede a un capo destinato a tutti gli effetti a diventare “iconico”.

Feminine caban

The double-breasted coat, the icon of elegance and style.

The double-breasted coat, also called caban or pea coat, is an example of how women once again have borrowed a purely masculine clothing item to fulfill their fashion fancies.

Like most of the coats, caban has military origins: worn by sailors and officers, it has known an infinity of seas and over time it has slowly transformed into a more formal clothing that completes the look with refinement and elegance.

It became part of the women’s clothing in the ’60s provoking not a little sensation: it was the revolutionary Yves Saint Laurent the first to propose it for women, with the same shapes and the same proportions of the male version.
From that moment on, it has been welcome on the catwalk, presented in a multitude of different versions for colors, shapes, buttons and details.

Since then, each designer has discovered and interpreted the double-breasted coat in its own way, inserting it to all effects in culture and clothing: elegant, versatile and androgynous; the caban immediately became inspiration for a thousand uses and variations, as always happen to garments destined to all the effects to become “iconic“.

Giacca Chanel, un capo icona senza tempo.

Giacca Chanel

Un fascino destinato a non piegarsi ai capricci della moda: stiamo parlando della Giacca Chanel, un capo icona del nostro tempo nato grazie a Mademoiselle Coco nel 1954.
 
Come i jeans e la camicia bianca, è destinato a non passare mai di moda, parola di Karl Lagerfeld direttore creativo dalla Maison dal 1983, oltre a regalare un’eleganza immediata a chi lo indossa.
 
Non tutti sanno che ad ispirare Coco, alla ricerca di un capo adatto a sigillare il suo ritorno nel mondo della moda, furono le divise delle cameriere tirolesi.
In villeggiatura a Salisburgo, Gabrielle Coco Chanel notò le divise indossate dalle cameriere e riconobbe immediatamente il potenziale della giacca a quattro tasche senza collo e bordate di passamaneria.
 
Il tocco finale fu aggiungere una catenella interna e in un attimo nacque il capo destinato a diventare leggenda: la Giacca Chanel.
 
dettaglio catenella Giacca Chanel

Il Loden: un tessuto grezzo che diventa nobile

Loden cappotto verde dettaglio

Il cappotto Loden, che prende il nome dall’omonimo tessuto, è il risultato di una lunga lavorazione artigianale della lana di pecora grezza che diventa così impermeabile, calda e resistente.
 
Originario del Tirolo Austriaco, il Loden è generalmente lungo fino al ginocchio con un colletto dalla linea dritta e pulita: nel Medioevo era l’indumento distintivo di pastori e contadini e in seguito viene adottato dall’aristocrazia austriaca per la divise da caccia.
 
La linea leggermente a trapezio è la caratteristica principale di questo particolare cappotto che si è diffuso verso la fine degli anni ’60 tra i giovani intellettuali, prima nella versione maschile poi in quella femminile.
 
Il Loden nasce tra le montagne come un capo semplice ma col tempo diventa di moda anche tra i personaggi più illustri ed eleganti, è un cappotto talmente iconico da essere realizzato ancora oggi in diversi modelli e tonalità, anche se i colori più emblematici rimangono il grigio e il verde bottiglia scuro.
 
Loden dettaglio
 
The Loden: a rough fabric that becomes noble
 
The Loden coat, which takes its name from the homonymous fabric, is the result of a long craftsmanship of raw sheep’s wool that becomes waterproof, warm and resistant.
 
Originally manufactured in the Austrian Tyrol, the Loden is generally knee-length with a clean-cut collar: in the Middle Ages it was the distinctive garment of shepherds and peasants; later on, it was adopted by the Austrian aristocracy for hunting uniforms.
 
The slightly trapezoidal line is the main feature of this particular coat that has spread since the late 60s among young intellectuals, first in the male version then in the female one.
 
The Loden was born in the mountains as a simple garment but as time went by it became fashionable even among the most illustrious and elegant people; it’s a coat so iconic to be realized even today in different models and shades, even if the most emblematic colors remain gray and dark green bottle.
 
[Ph credit A.N.G.E.L.O. www.angelo.it]

Montgomery: il cappotto ricco di storia

Montgomery

Si distingue dai classici modelli di cappotto per il cappuccio e le particolari chiusure chiamate “alamari” che lo rendono unico nel suo genere.
Non tutti sanno che il Montgomery è un capo ricco di storia: ha preso il nome dell’omonimo generale inglese della Royal Navy che lo indossava abitualmente di colore beige durante la Seconda Guerra Mondiale.
Le classiche abbottonature, emblema del Montgomery, sono state progettate così per essere facilmente allacciate e slacciate anche con i guanti, a cui non si poteva rinunciare durante le fredde giornate in mare aperto.
 
Il suo enorme successo è dovuto alla Marina Militare inglese che, alla fine della guerra, distribuì l’eccedenza alla popolazione civile che ne apprezzò le caratteristiche, decretandone il successo che ancora oggi lo contraddistingue.
Le studentesse della Sorbona furono le prime a sfoggiare il Montgomery nel dopoguerra: consideravano il massimo del desiderabile indossare un capo così ricco di storia e di gloria.
 
Il Montgomery, che è urban elegance nella sua espressione migliore, entra di diritto nei must-have che ogni fashion addicted dovrebbe annoverare tra i propri cappotti.
 
Alamaro
 
Duffel coat: the coat that made history
 
Duffel coats don’t look like common coats: they have hoods and those one-of-a-kind buttons known as “frogs“. However, most people ignore that Duffel coats made history: its name in some European languages is Montgomery, as it derives from its most famous wearer, British Army officer Bernard Law Montgomery, who used to wear it in a later-acclaimed beige tone during the Second World War.
The characteristic button, emblem of Duffel coats, had been designed to be easily unfastened even with gloves on, since they were fundamental to protect hands from cold nights spent sailing on the high sea.
 
The success of this model was incredible and immediate when the British Royal Navy, at the end of the war, decided to distribute the exceeding coats to the population.After the war, then, girl students of Sorbonne University were the first to wear Duffel coats, boasting that it was the most desirable piece of clothes for its rich history.
 
The Duffel coat is the best expression of that urban-elegance trend that made fashion addicts claim for giving it a place of honor in every wardrobe.

Anni 50: dall’ispirazione militare al ritorno della femminilità

Cappotto anni 50

Il cappotto, si sa, è uno dei capi che nella storia della moda ha subito più cambiamenti nel corso degli anni.
 
Uno dei periodi di più marcato stravolgimento fu segnato negli anni 50, dopo la fine della seconda guerra mondiale.
Negli anni 40, infatti, i gravi problemi economici derivati dalle alte spese militati e la generalizzata mancanza di risorse portò la maggior parte delle famiglie europee all’utilizzo di materiali di riciclo per la realizzazione dei propri cappotti e persino le aziende tessili ancora in attività dovettero puntare su materie prime meno pregiate come le fibre sintetiche, che da allora ebbero gran fortuna.
Se proprio di trend si può parlare, in quegli anni spopolavano le giacche e i cappotti in stile militare.
 
La fine della guerra portò a un progressivo ritorno al benessere economico e alla ricerca delle forme arrotondate e floride in quell’immaginario femminile tanto sacrificato in quegli anni.
Fu la moda francese a recepire per prima questo cambiamento e diede vita a forme e volumi nuovi, recuperò i materiali di pregio e valorizzò la femminilità strizzando la vita delle donne con cinture e accentuando i fianchi e il seno.
 
Cappotto anni 50
 
Negli anni 50 anche i colori tornano ad accendersi sottolineando il ritorno alla speranza e alla voglia di sperimentare: di lì a poco gli anni 60 avrebbero portato la contestazione, le gonne corte e le gambe scoperte… anche nei cappotti.
 
1950s: From military style to the revamp of femininity
 
As you may know, coats are pieces of garments that have always been influenced by the history of fashion and the end of the Second World War, in particular, marked a period of extreme change.
 
In the 1940s, indeed, due to the severe economical problems, the high war economic costs and the general lack of resources, families were forced to recycle and reuse fabrics to produce their coats, and even the few textile companies that survived that period had to rely on synthetic fibres, which had a huge success since then.
The only considerable trend was, of course, inspired by military jackets and coats.
 
The end of the war led to a gradual comeback to economic wealth and the search for those rounded and prosperous shapes in women’s fashion, which suffered a lot during the war.
The French fashion industry was the first to perceive that cultural change and brought back shapes, volume and refined materials together with fits that, thanks to the introduction of belts, gave new visibility to women’s chests and hips.
 
In the 1950s also colours found their place under the spotlight, marking the need for hope and experimentation: the following decade was the one of protests, short skirts and naked legs…even underneath a coat.

Lo stile androgino negli anni

stile androgino in 3 annate

Parlare oggi di stile androgino può sembrare obsoleto, perché quei confini netti che dividevano l’identità e l’abbigliamento maschile e femminile sono diventati decisamente più labili.
 
Una donna che indossa dei boyfriend jeans o un uomo che utilizza una borsa pochette non fanno più clamore, ma nella storia del costume, dalla fine dell’800 a oggi, sono stati fatti passi da gigante per affermare questa libertà entrata pian piano nella moda quotidiana.
 
I capispalla, giacche e cappotti, sono stati tra i primi indumenti utilizzati dalle donne per affermare l’uguaglianza tra i generi, mentre cinema e spettacolo sono stati i megafoni di questa protesta di stile.
 
Negli anni ’20 e ’30 Louise Brooks e Marlene Dietrich scioccarono il mondo per quella sfacciata e sensuale attitudine a indossare con charme completi maschili e alimentare con comportamenti allora ritenuti poco femminili, le voci di una presunta ambiguità sessuale.
 
Il secondo dopoguerra vide il trionfo della sensualità: le forme generose delle showgirl da avanspettacolo e di alcune tra le più famose attrici della storia del cinema risaltavano da aderenti giacche, cappotti avvitati e cappelli maschili che coprivano poco o nulla di quella femminilità prorompente.
 
I decenni ’60 e ’70, invece, sono gli anni del rigore e delle lotta strenua alle convenzioni borghesi. Così Twiggy alternava minigonne e completi maschili, mentre Yves Saint Laurent lanciava il suo smoking femminile.
 
Dagli anni 80 a oggi, lo stile androgino al femminile è diventato sinonimo di eleganza, potere e sobrietà. Passati i tempi della dura protesta femminista, maestri della moda come Armani hanno fatto di giacche e cappotti di ispirazione maschile, la loro vera cifra distintiva.
 
Cappotto Maschile ieri e oggi
 
Androgyny in time and style
 
An article about androgyny in style may sound obsolete, given today’s blurred lines between male and female identities and clothes. Although women wearing boyfriend jeans and men carrying handbags cause no buzz anymore, since the end of the 19th century big steps have been made to let the current freedom into everyday fashion.
 
Outerwear, jackets and coats have been the main vehicle to affirm gender equality in fashion, while cinema and show business worked as amplifiers to spread out the protest in the name of style.
 
In the 1920s and 1930s, Louise Brooks and Marlene Dietrich shocked the world with their insolent and sensual way of wearing men’s suits, thus fostering – in that period considered as male behaviors – the rumors around their sexual ambiguity.
 
The decade after the Second World War was marked by triumphant sensuality: showgirls, musical stars and most famous actresses showed their prosperous curves in tight jackets, close-fitting coats and Borsalino hats that couldn’t hide an inch of their impetuous femininity.
 
1960s-70s were the decades of the most ferocious fights against the middle-class social conventions. Then Twiggy wore both mini-skirts and men’s suits, while Yves Saint Laurent launched his women’s tuxedo.
 
From the 80s on, finally, androgyny has become synonym of elegance, power and sobriety. As the feminist protests have taken other shapes and used different means, fashion masters as Armani used jackets and coats as a true emblem of their style and design in women’s fashion.

La storia del cappotto femminile

Antenato cappotto

Com’è nato il capo più amato dagli stilisti, protagonista indiscusso delle nostre collezioni?
 
L’antenato dell’attuale cappotto è la “marsina” francese apparsa nel ‘700, un modello maschile che si trasformerà negli anni seguenti in rendingote, paltò, montgomery e loden.
 
Il primissimo cappotto femminile nasce nell’800 come deviazione della marsina, con l’essenziale funzione di proteggere dal freddo: si tratta della “doglietta” una specie di vestaglia in tessuti pregiatissimi provvista di imbottitura, anche di pelliccia.
Da qui sarà un’esplosione di varianti fino ad arrivare ai modelli dalle spalle importanti degli anni ’30, ispirati alla haute couture parigina e alle dive di Holliwood, a quelli più squadrati degli anni’40, realizzati con materiali di fortuna durante la Seconda Guerra Mondiale.
Tornerà a raccontare una femminilità trasognata con forme più sinuose nel 1950, quando gli stilisti emergenti dell’epoca contribuiranno a esaltarlo e valorizzarlo.
 
Oggi il cappotto si erge a capo protagonista attraverso le passerelle esprimendo eleganza e al contempo disinvoltura: rappresenta un biglietto da visita che dice molto di noi e della nostra personalità.
La sua evoluzione è strettamente legata ai cambiamenti avvenuti all’interno della società, alla crescente mobilità e al bisogno di maggiore comodità.
 
L’Italia ha rivestito un ruolo di grande importanza per l’accuratezza della manifattura, la sartorialità e la professionalità: un’arte di grande sapienza manuale che Annie P ha ripreso, recuperando l’eccellenza nella produzione di capispalla nella più autentica tradizione italiana.


 
The history of women’s coats
 
How was designers’ beloved item and undisputed Annie P collection’s protagonist born?
 
The ancestor of the current coat is the French “Marsin”, which first appeared in the eighteenth century as a male model, then turned into redingote, overcoat, duffle coat and Loden cape in the following years.
 
The true female coat was born in the nineteenth century as a variation of the Marsin, with the essential function of protecting from cold: it was called wadded coat and was a kind of dressing gown made with very precious fabrics provided with padding or even fur.
From there on, variations on the theme has been created: 1930s was the decade of large padded shoulders inspired by the Parisian haute couture and the Hollywood divas, while the 40s came with squared models made with firsthand materials during World War II.
Coats became a status symbol for women in the 1950s with the introduction of more sinuous forms by the emerging designers of that time.
 
Today, coats stand alose as protagonists of catwalks, emblems of elegance as well as ease: they represent a business card that tells a lot about us and our personality.
Their evolution is closely linked to the changes that have been taking place in society, to the increasing mobility and the need for greater comfort.
 
Italy has played a role of great importance for the accuracy of manufacturing, tailoring and professionalism: that art of craftsmanship that Annie P has taken over, instilling excellence in the production of coats back into the most authentic Italian tradition.

L’asimmetrico è il trend più cool per la bella stagione

blusa asimmetrico

Il trend più originale visto sulle passerelle per l’estate 2018 è sicuramente l’asimmetrico.
 
I look diventano un mix di stili e forme diverse, fino ad arrivare nei casi più estremi all’unione di capi differenti in uno solo. Via libera, quindi, al patchwork frenetico tra i capi già presenti nel nostro armadio: da una parte la manica a volant che lascia scoperta la spalla, dall’altra la spallina larga in top e abiti, dando movimento ad outfit e volumi.
 
Grazie all’asimmetrico la “solita” blusa diventa il pezzo forte del look, trasformandosi in monospalla da indossare di giorno in ufficio sotto la giacca e di sera a una cena romantica o all’aperitivo con le amiche.
 
Quest’estate dai una sferzata di freschezza al tuo lato fashion mixando i tuoi abiti preferiti con capi dal taglio asimmetrico che ti renderanno frizzante e in linea con le ultime tendenze!
 


 
Asymmetrical is the coolest trend for the next summer
 
The most original trend seen on the runways for 2018 summer is certainly the asymmetrical.
 
The looks become a mix of different styles and shapes, up to the most extreme cases to the union of different garments in one.
Go ahead, then, to the frenetic patchwork between the items already present in our wardrobe: on one side the ruffle sleeve that leaves the shoulder uncovered, on the other the wide shoulder strap in dresses and tops, giving movement to outfits and volumes.
 
Thanks to the asymmetric cut, the “usual” blouse becomes the highlight of the look, transforming itself into a one-shoulder dress to be worn from day to day under the jacket and in the evening to a romantic dinner or aperitif with friends.
 
Give a burst of freshness to your fashion side mixing your favorite clothes with asymmetrical cut garments that will make you sparkle and in line with the latest trends!

Il 2018 lo vestiremo in Ultra Violet

Ultra Violet

 
Mistico, trasgressivo e quasi magico, lo vedremo ovunque, dai social alle vetrine dei negozi: è l’ultra violet, “the color of the year” decretato dal Pantone Color Institute per il 2018.
 
È un colore intrigante, molto particolare, che rimanda ai misteri del cosmo e alle scoperte annunciate per il prossimo futuro.
 
Una tonalità di viola drammaticamente provocante e riflessiva, enigmatica, non convenzionale, che caratterizza la genialità artistica e dona un carattere forte e determinato a chi lo indossa.
 
Un colore amato da celeb senza tempo, come Prince, Lady Diana e persino la Regina Elisabetta, destinato a illuminare la strada che percorreremo e i look che indosseremo!
 
Saranno infatti le sfumature del violetto e del blu di Persia, fino alle nuance pià delicate come lavanda e glicine a prevalere per questo 2018.
 
pantone-color-of-the-year-2018-ultra-violet-banner
 
2018 is dressed Ultra Violet
 
Mystical, transgressive and almost magical, we’ll see it everywhere, from the social to the shop windows: it’s the ultra violet, “the color of the year” decreed by the Pantone Color Institute for 2018.
 
It is a very particular intriguing color, which refers to the mysteries of the cosmos and to the discoveries that will happen in the future.
 
A dramatically provocative and reflective purple tone, unconventional enigmatic, which characterizes the artistic genius and gives a strong and determined character to the wearer.
 
A color loved by timeless celebs, such as Prince, Lady Diana and even Queen Elizabeth, destined to illuminate the path we will travel and the looks we will wear!
 
In fact, it will be the shades of violet and blue of Persia, until the more delicate nuances such as lavender and wisteria prevail for this 2018.